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Archive for the ‘Causticità’ Category

Lo sapete (quei due o tre che sporadicamente passano di qui a leggere) che quando si parla di OGM mi infervoro. Perché per me è ormai diventata una lotta contro i mulini a vento e mi trovo ad essere spesso l’unica ad avere un minimo di cognizione di causa sull’argomento in mezzo a gente che si fa strada a son di urli e di sentito dire.

Non è certo vanteria, ci mancherebbe!
Semplicemente è l’argomento che mi sono scelta come corso di studio e sinceramente è una cosa che mi interessa. E spesso le conversazioni manco me le vado a cercare… mi è successo in treno di parlare col mio ragazzo della disinformazione mediatica sull’argomento mentre preparavo l’esame di etica della biocoltura e mi sono trovata coinvolta in una discussione con un giornalistuncolo che sostenva il suo diritto di dire le cose secondo il suo punto di vista.
Ora, se sei al bar in bragoni ed infradito puoi anche dire il tuo punto di vista senza che nessuno possa dirti più di tanto. Se scrivi un articolo sarebbe carino tu riportassi la verità dei fatti e magari aggiungessi di seguito una tua personalissima valutazione sull’accaduto. Stravolgere la realtà per fare sensazionalismo non è fare giornalismo.

Ma sto già divagando.

Oggi ho letto questo interessantissimo articolo di Dario Bressanini sul caso di Percy Schmeiser

Questo “signore” si spaccia per un povero contadino canadese contro cui la Monsanto si è accanita perché il suo campo è stato accidentalmente contaminato da piante di colza transgeniche sotto brevetto Monsanto. Così diventa il paladino della lotta alle multinazionali degli OGM che prima ti infestano il campo e poi ti chiedono i danni mandandoti in rovina. Lo invita Slow Food, lo inneggiano quelli di COOP, e terrore, lo fanno intervenire in un convegno in università.

Ma la verità sul caso Schmeiser é ben diversa, come ci fa presente Bressanini citando le sentenze della corte canadese:
“Mr. Schmeiser si è lamentato che le piante, originariamente, sono arrivate sul suo campo senza il suo intervento. Tuttavia egli non ha spiegato per nulla perché ha spruzzato il Roundup per isolare le piante Roundup Ready trovate sul suo campo, perché ha coltivato e raccolto le piante, salvato e isolato i semi, perché li ha piantati successivamente e come ha fatto a finire con 1030 acri di colza Roundup Ready, che gli sarebbero altrimenti costati $15000”

E ancora:

“Nel 1998 Mr. Schmeiser ha seminato piante di canola resistente al glifosate, salvate dal raccolto del 1997, che sapeva o avrebbe dovuto sapere erano resistenti al Roundup, e quei semi erano la principale sorgente di semi per la semina successiva di tutti i 9 campi di colza del 1998. E’ stata la coltivazione, il raccolto e la vendita di quella colza, in quelle circostanze, che ha reso Mr. Schmeiser passibile di una azione legale.”

Quindi, la povera vittima era in realtà il classico furbetto che c’ha provato, è stato giudicato colpevole ed è diventato l’idolo delle folle arricchendosi con una verità distorta…

Chissà perchè non mi meraviglio che abbia successo proprio in Italia -_-

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Ed eccomi qui a narrare della prima settimana di lavoro. Che dire, me l’aspettavo più o meno così.
Ci sono ragazzi grandi di 15-16 anni che fanno la terza e non ne hanno assolutamente voglia, e ci sono i piccoletti di seconda che hanno 12 anni e sono turbolenti.
Si vedono purtroppo i danni della scuola italiana. Mi ritrovo in seconda media una bimba che non sa fare 3+2 contando sulle dita. Impossibile farle capire che 3+2 è uguale a 2+3 c’ho provato per una mattinata senza risultato. Come abbia fatto ad arrivare in seconda media in queste condizioni è un mistero.
In terza la situazione non è da meno. Solo due ragazzi su 5 sanno fare le divisioni e solo 3 su cinque conoscono a memoria le tabelline. E io non posso certo mettermi a rispiegare loro le tabelline. Ho detto che se le riguardino che si trovano nei formulari, io sto impazzendo abbastanza con le espressioni. Domani mi tocca fare un megaripasso sulle frazioni a quelli di terza e mi sento già male all’idea.

In più sembrano fisicamente incapacitati a scrivere. Quando detto una definizione e la scrivo alla lavagna (due righe scarse di testo scritto in stampatello) sono presi dal panico e mi chiedono “ma la dobbiamo scrivere TUTTA?!” e no, scrivetene mezza, che vi serve… “due numeri relativi si dicono discordi se” mi pare che funzioni bene lo stesso, no? -_-

Poveri noi. Oggi avevo preparato 6 espressioni con numeri interi da far fare loro in due ore. Siamo riusciti a farne 3 e solo un ragazzo è riuscito a farne una tutto da solo. Mah… che pessimismo.

Almeno a scienze sembrano incuriositi. Per carità, nessuno che si ricordi nulla di preciso e non ci pensano nemmeno a ripassare quello che ho spiegato, però almeno mi ascoltano e fanno domande. Ci sono sempre i soliti due elementi che non gliene può fregare di meno e pensano solo al momento in cui potranno uscire per fumarsi una sigaretta, ma amen, io non posso ficcare le nozioni nel loro cervello a forza, a meno di aprir loro il cranio e infilare il libro tra i due emisferi del cervello…

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E botanica fu.

Stamattina ho provato nuovamente l’esame di botanica. La musica era la solita, sembrava ci trovasse piacere nel cercare le cose che non sapevo. Mah.
Lui adora anche domande del tipo “quanti tipi di legno conosci?” che sarebbero semplici se la risposta fosse “2” o “3”
Invece di solito la risposta comporta un elenco, e non so voi, ma a me manca sempre uno dei sette nani quando faccio gli elenchi -_-
Così mi sono persa gli antofilli, maledetti loro. O meglio, ricordavo le foglie modificate come elementi fiorali sterili, ma non era sufficiente. E sappiate che nel corpo del Golgi le proteine vengono addizionate di radicali liberi. Come faccio a non saperlo? Sarà che i radicali liberi noi non li facciamo nemeno a chimica organica e si citano di sfuggita solo in biochimica (e collateralmente in biotecnologie fitopatologiche), sicuramente sono stati spiegati in botanica -_-

Va beh. Mi ha proposto un venti, dopo avermi fatto notare che a lui i fuori corso lo indispongono. Chissà perché, ma io me ne ero accorta anche senza bisogno che me lo dicesse.
Ho accettato senza nemmeno pensarci sopra, ma resta comunque l’amaro in bocca. L’amaro per aver passato un’estate a stdiare come una disperata, l’amaro per essermi rovinata più di un weekend sempre per lo studio. Lo stress accumulato per andare a Pisa, la fatica per reperire il materiale… mah.

Ah, all’ultima domanda che mi ha fatto non ho risposto, ma avrei tanto voluto.
La domanda era:
“ma come fate ad arrivare a dare biochimica, genetica e tutto il resto senza aver dato l’esame di botanica?”
La risposta, che salta all’occhio di chiunque, è questa:
“Forse perché non serve a niente?”

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Ka-boom!

Se non ho capito male, oggi al CERN verrà inaugurato il Large Hadron Collider con un’esperimento mirato a… Boh?
Perché in rete non si fa che parlare di questo esperimento, oggi in qualsiasi salsa ed in ogni contesto… ma non ho trovato da nessuna parte discorsi seri se non titoloni del calibro “alla ricerca della particella di Dio”, “Moriremo tutti” e così via.

Mi chiedo se sia possibile tenere fuori dio o gli dei o quello che vi pare dalla scienza, una volta ogni tanto. Sarebbe bello evitare cercare conferme religiose nella scienza o conferme scientifiche nella religione, una buona volta. Sono due cose un tantinello separate e sarebbe utile considerarle tali. Non dico che una escluda l’altra, eh, ma non capisco perché sia così assurdo considerare che l’intersezione delle due cose possa dare un insieme vuoto -_-

Mah.

Tornando agli esperimenti del CERN… vorrei tanto capire che ci guadagnano i sedicenti fisici nucleari in giro per la rete ad annunciare la fine del mondo. Insomma la tua è un’ipotesi strampalata, non avvalorata da nessuno strumento matematico, che ci trovi di utile nell’andarlo ad urlare ai quattro venti?
Tanto probabilmente non succede nulla e ci fai definitivamente la figura dello scemo del villaggio, e anche ti andasse “bene” e avessi ragione… non potresti vantartene o dire “Ve l’avevo detto io!” perché tanto la terra sarebbe già distrutta prima che tu te ne accorga.

Comunque vada non ci guadagnano nulla, eppure insistono, addirittura un paio di tizi si sono rivolti ad un tribunale delle Hawaii, se non ricordo male, per fermare l’esperimento che disrtuggerà la terra -_-

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…doveva capitarmi.
Sono stata buttata fuori all’esame di botanica e mi sono arabbiata tantissimo. Mi avevano detto che il professore ha l’abitudine, se sei fuori corso, di buttarti fuori almeno una volta, o comunque di trattarti male; quindi ero preparata psicologicamente all’eventualità. Per precauzione mi ero preparata al massimo, non c’era cosa che non sapessi di quello che era scritto sul programma, mi ero studiata anche tutte le minuzie del libro, insomma, ero convinta che almeno una sufficienza, per quanto risicata l’avrei strappata… e invece.
E’ andato tutto bene finché non mi ha chiesto un argomento che nel libro non c’era. Lui al corso l’ha fatto, eh… Ma né sul libro né sul programma c’era scritto. Anzi, sul libro c’era scritto sbagliato -___-
Appena entrati in quell’argomento non ne siamo più usciti. 20 minuti di interrogatorio (mancava solo la lampadina puntata in faccia e il poliziotto buono -_-) sulla formazione dell’ovulo nelle angiosperme.
Ma dico, con un programma vastissimo, se non vuoi proprio buttarmi fuori, chiedimi qualcos’altro… fino a quel punto avevo saputo dirgli tutto!
Prova a vedere come mi muovo sul resto delle cose, quella era una minuzia, che tra l’altro sul libro non c’era!
Gliel’ho fatto presente, e lui mi ha detto di averla spiegata a lezione… io gli ho detto che il corso non ha l’obbligo di frequenza e che è mio diritto farlo anche da non frequentante. Gli ho chiesto di darmi un altro testo su cui studiare e lui mi ha risposto “Questa roba non la troverai su nessun libro” e lì non c’ho più visto… allora lo sai che mi stai facendo una carognata… e poi perché insistere? Perché tenermi 20 minuti su un’argomento di cui è palese che non so cosa dirti? Non è giusto nei miei confronti, perché mi stai umiliando gratuitamente e non è giusto nei confronti di chi deve essere interrogato dopo di me, che deve assistere al supplizio e perdere un sacco di tempo per non arrivare da nessuna parte.

Ero arrabbiata, caspita se ero arrabbiata. Ho pianto per un giorno intero, e se ci ripenso mi sale un nervoso incredibile anche adesso. La situazione si è risolta con la sottoscritta che dovrà andare direttamente dal professore ad assimilare gli insegnamenti per tradizione orale. Come una novella agiografa scriverò il verbo di dio su tavolette d’argilla. Ma state pur certi che un favore all’umanità lo farò: tutto quello che mi dirà il professore, verrà scritto ben bene al computer e poi messo in rete, perché i posteri non debbano subire il supplizio che ho dovuto subire io.

L’idea di fare questo dispetto ad un insegnante che vuole tenersi per sé tutte le informazioni per obbligare i ragazzi a seguire il corso è l’unica cosa che mi fa quasi andare volentieri al ricevimento.

Comunque, mi piacerebbe sprecare anche due parole su quando il corso l’ho seguito, nel lontano 2001-2002. Eravamo in 75 in un aula da 30 persone, c’era gente in piedi, si stava ammassati sui banchi. Lui proiettava dei lucidi scritti di suo pugno e non si riusciva a seguire per la velocità con cui parlava, naturalmente con spiccato accento e cadenza pisana, il che rendeva tutto ulteriormente più difficile. Non ti spiegava come si scrivevano i termini tecnici (e vi giuro che ce ne sono di assurdi, che se non ti fanno lo spelling non hai manco idea di come si possano scrivere) e se ti perdevi un’informazione… peccato, sarà per la prossima volta.

A causa dei ritardi dei treni io di solito non riuscivo a trovare posto a sedere e anche se lo trovavo, non ero mai ai primi posti e alla fine non vedevo bene e non sentivo bene, perché tanto nelle prime file c’erano i ragazzi che abitavano a Pisa che si accampavano all’alba tenendo i posti per gli amici. A metà corso la quantità di frequentanti si era dimezzata. Ma anche io ho mollato prima della fine, perché ormai non capivo un tubo di che si stava parlando, e non riuscivo nemmeno a sbobinare le cassettine, anche se avevo iniziato a portarmi il registratorino a lezione.

Questo era il corso. Avrei potuto riseguirlo, vero. Ma ragazzi, è botanica, non è chimica (generale, inorganica o biochimica) o matematica. Se hai il materiale giusto da studiare puoi benissimo non andare al corso, è una materia descrittiva, si può studiare tranquillamente per proprio conto… e invece, mi tocca l’agiografia.

Che culo, eh?

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Una cinica risponde

Ai più attenti osservatori tra i frequentatori di questo blog (ne approfitto per ringraziare quei quattro gatti che mi leggono, davvero non capisco come ci riusciate q: ) non sarà sfuggita la comparsa di una seconda pagina di questo inutile blog.

Siccome sono acida dentro mi capita spesso di fare uscite sarcastiche, sfrontate e aggressive, tese a ridicolizzare l’interlocutore… insomma, nel bene o nel male, ho quella che viene detta una lingua che taglia e cuce. Ora, spesso la mia creatività è relegata a piccole uscite sporadiche, visto che non passo le mie giornate in giro a litigare col mondo (anche se in realtà ci provo in tutti i modi), quindi ho pensato di mettere questa mia ferocia ironica al servizio di chiunque, posto in una situazione difficile, voglia girarmi il problema.

Fatevi avanti, quindi, il servizio è completamente gratuito. Da oggi alle vostre domande scomode e fastidiose, rispondo io.

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Sentimenti contrastanti

A volte non so nemmeno io che stato d’animo ho. Se non mi soffermo a pensarci, mi pare di non avere umore.
Se poi, per qualche motivo, mi metto a riflettere sul mio stato d’animo, inizio a passarli tutti in rassegna. C’è la cosa che mi scatena un piccolo moto d’ira, la cosa che mi stringe il cuore in una lieve morsa di malinconia, c’è il fattarello che mi crea disagio, c’è l’aneddoto che mi fa sorridere. Poi sospiro, sbuffo, sorrido.. aspetto, sbuffo ancora, sorrido, brontolo.

E vado avanti così per tutto il tempo, finché non mi distraggo in qualche modo.

Ora, per scrivere queste poche righe di post, non vi dico la fatica che ho fatto. Avevo l’elettroencefalogramma piatto, mi sono messa a pensare su come fosse il mio umore per cercare l’ispirazione. Ho scoperto che in questo momento sono arrabbiata, delusa indecisa e in ansia, ma contemporaneamente sono felice, soddisfatta e in attesa che succeda qualcosa di bello (un po’ come la vigilia di Natale, quando si è piccoli e ignari).

Insomma, sono una persona complicata. A volte mi sto proprio sulle palle da sola -_-

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