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Archive for luglio 2008

E’ non e’

Ok, sono sparita di nuovo… Sono troppo incasinata e disordinata per tenere un blog q:
Però si va avanti tra alti e bassi, tra salute ed agonia, tra allegria e noia.
Insomma, la solita schizofrenia che mi accompagna dalla nascita q:

E’ tutta la sera che ho una canzone in testa e non riesco a togliermela dalla mente:

ed ecco il testo:

E’ una passione giocosa,
Un buon sentimento,
Uno sguardo e un pensiero
Che non si riposa.
E’ la vita che accade,
E’ la cura del tempo,
E’ una grande possibilità.

Non è una sfida,
Non è una rivalsa
Non è la finzione di essere meglio,
Non è la vittoria l’applauso del mondo,
Di ciò che succede il senso profondo.

E’ il filo di un aquilone,
Un equilibrio sottile,
Non è “cosa”, ma è “come”:
E’ una questione di stile.
Non è di molti né pochi,
Ma solo di alcuni.
E’ una conquista, una necessità.

Non è per missione,
Ma nemmeno per gioco;
Non è “che t’importa”,
Non è “tanto è uguale”.
Non è invecchiare cambiando canale,
Non è un dovere dovere invecchiare.

Sentire e fare attenzione,
Ubriacarsi d’amore
E’ una fissazione,
E’ il mestiere che vivo
E l’inchiostro aggrappato
A questo foglio di carta:
Di esserne degno
E’ il mio tentativo…

Non è la vittoria l’applauso del mondo
di ciò che succede il senso profondo…

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…doveva capitarmi.
Sono stata buttata fuori all’esame di botanica e mi sono arabbiata tantissimo. Mi avevano detto che il professore ha l’abitudine, se sei fuori corso, di buttarti fuori almeno una volta, o comunque di trattarti male; quindi ero preparata psicologicamente all’eventualità. Per precauzione mi ero preparata al massimo, non c’era cosa che non sapessi di quello che era scritto sul programma, mi ero studiata anche tutte le minuzie del libro, insomma, ero convinta che almeno una sufficienza, per quanto risicata l’avrei strappata… e invece.
E’ andato tutto bene finché non mi ha chiesto un argomento che nel libro non c’era. Lui al corso l’ha fatto, eh… Ma né sul libro né sul programma c’era scritto. Anzi, sul libro c’era scritto sbagliato -___-
Appena entrati in quell’argomento non ne siamo più usciti. 20 minuti di interrogatorio (mancava solo la lampadina puntata in faccia e il poliziotto buono -_-) sulla formazione dell’ovulo nelle angiosperme.
Ma dico, con un programma vastissimo, se non vuoi proprio buttarmi fuori, chiedimi qualcos’altro… fino a quel punto avevo saputo dirgli tutto!
Prova a vedere come mi muovo sul resto delle cose, quella era una minuzia, che tra l’altro sul libro non c’era!
Gliel’ho fatto presente, e lui mi ha detto di averla spiegata a lezione… io gli ho detto che il corso non ha l’obbligo di frequenza e che è mio diritto farlo anche da non frequentante. Gli ho chiesto di darmi un altro testo su cui studiare e lui mi ha risposto “Questa roba non la troverai su nessun libro” e lì non c’ho più visto… allora lo sai che mi stai facendo una carognata… e poi perché insistere? Perché tenermi 20 minuti su un’argomento di cui è palese che non so cosa dirti? Non è giusto nei miei confronti, perché mi stai umiliando gratuitamente e non è giusto nei confronti di chi deve essere interrogato dopo di me, che deve assistere al supplizio e perdere un sacco di tempo per non arrivare da nessuna parte.

Ero arrabbiata, caspita se ero arrabbiata. Ho pianto per un giorno intero, e se ci ripenso mi sale un nervoso incredibile anche adesso. La situazione si è risolta con la sottoscritta che dovrà andare direttamente dal professore ad assimilare gli insegnamenti per tradizione orale. Come una novella agiografa scriverò il verbo di dio su tavolette d’argilla. Ma state pur certi che un favore all’umanità lo farò: tutto quello che mi dirà il professore, verrà scritto ben bene al computer e poi messo in rete, perché i posteri non debbano subire il supplizio che ho dovuto subire io.

L’idea di fare questo dispetto ad un insegnante che vuole tenersi per sé tutte le informazioni per obbligare i ragazzi a seguire il corso è l’unica cosa che mi fa quasi andare volentieri al ricevimento.

Comunque, mi piacerebbe sprecare anche due parole su quando il corso l’ho seguito, nel lontano 2001-2002. Eravamo in 75 in un aula da 30 persone, c’era gente in piedi, si stava ammassati sui banchi. Lui proiettava dei lucidi scritti di suo pugno e non si riusciva a seguire per la velocità con cui parlava, naturalmente con spiccato accento e cadenza pisana, il che rendeva tutto ulteriormente più difficile. Non ti spiegava come si scrivevano i termini tecnici (e vi giuro che ce ne sono di assurdi, che se non ti fanno lo spelling non hai manco idea di come si possano scrivere) e se ti perdevi un’informazione… peccato, sarà per la prossima volta.

A causa dei ritardi dei treni io di solito non riuscivo a trovare posto a sedere e anche se lo trovavo, non ero mai ai primi posti e alla fine non vedevo bene e non sentivo bene, perché tanto nelle prime file c’erano i ragazzi che abitavano a Pisa che si accampavano all’alba tenendo i posti per gli amici. A metà corso la quantità di frequentanti si era dimezzata. Ma anche io ho mollato prima della fine, perché ormai non capivo un tubo di che si stava parlando, e non riuscivo nemmeno a sbobinare le cassettine, anche se avevo iniziato a portarmi il registratorino a lezione.

Questo era il corso. Avrei potuto riseguirlo, vero. Ma ragazzi, è botanica, non è chimica (generale, inorganica o biochimica) o matematica. Se hai il materiale giusto da studiare puoi benissimo non andare al corso, è una materia descrittiva, si può studiare tranquillamente per proprio conto… e invece, mi tocca l’agiografia.

Che culo, eh?

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