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Archive for settembre 2007

Piove

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un ciclo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c’è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia,
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l’assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l’ha ordinato.

Piove sui nuovi epistèmi
del primate a due piedi,
sull’uomo indiato, sul cielo,
ottimizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui works in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove, ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.

Ogni tanto mi vengono così. Ringrazio il mio amico Eugenio che m’ha ispirato q:

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Voglia di pizza

Stavo meditando su cosa avrei mangiato volentieri a cena stasera, e ho realizzato che una pizza era proprio quello che volevo. Così mi sono rimboccata le maniche e mi sono messa ad impastare.
Mi piace impastare, mi rilassa.
E mi piace anche la pizza q:

Ecco qui, Sono passate diverse ore da quando ho impastato. La pasta è lievitata, è stata lavorata, farcita e cotta. Questo è il risultato:
Pizza tonno e cipolla

Era buona, ma non sono riuscita a finirla, l’avevo strafarcita ^_^
Cipolla di tropea dell’orto dei miei e tonno in olio extravergine d’oliva. Purtroppo non avevo la mozzarella per pizza ed ho usato quella normale, che però è più acquosa e la pasta è rimasta morbidina, però era cotta bene, giuro! ^_^

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Sugli antistaminici

Ieri sera stavo male. Non fisicamente, eh, l’influenza è passata e anche la rinite allergica è migliorata. Stavo male emotivamente. E non avevo nessunissimo motivo per star male, capiamoci. Stavo male e basta.

Ho bevuto un bicchiere di succo d’arancia, l’ho appoggiato sulla scrivania e mi sono accorta che un po’ di succo stava sporcando il fondo del bicchiere. TRAGEDIA. Una cosa tanto stupida mi ha fatto andare in crisi: le cose sono fatte per sporcarsi, tutto tende comunque al deterioramento, al peggioramento. Prima ancora che la mente razionale potesse intromettersi nel flusso di pensieri la frittata era fatta, avevo le lacrime agli occhi e un senso di inutilità e di morte mi pervadeva.
E tutto per una macchietta di succo di frutta, che è sparita al passaggio di una spugna umida.
Sono andata a dormire con la testa piena di pensieri tristi e il cuore pieno di ansia.

Stamattina mi sono svegliata tranquilla. Ho un cerchio alla testa e un po’ di nausea. Mi sono chiesta la causa di tutto questo ed ho realizzato: ieri sera ho smesso gli antistaminici. Gli stupidi farmaci che mi proteggono dalle mille allergie che mi fanno compagnia da quando ho 4 anni, e di cui non posso proprio fare a meno.

Quando li prendo ho sempre sonno, non sono mai sazia e spesso mi capitano veri e propri attacchi di frenesia alimentare (se non mangio inizio a tremare e mi attacco letteralmente a qualsiasi cosa commestibile capiti a tiro, che mi piaccia o no), mi crolla la pressione e svengo ogni tre per due, fare due passi mi causa il fiatone, sono confusa e ho i pensieri letteralmente rallentati, a volte fatico a capire che ore sono guardando l’orologio… e poi arriva la depressione.

Razionalmente, quando sto bene, faccio fatica a comprendere gli stessi meccanismi che quando sono sotto antistaminici mi generano problemi. Se sto bene e si sporca la scrivania, la pulisco senza nemmeno pensarci. Non mi sfiora la mente nessun pensiero che non sia “prendi la spugna umida e dacci una passata”. Ma quando prendo gli antistaminici la mente razionale va in sciopero e tutto degenera nel caos.

I medici mi dicono che è impossibile, che gli antistaminici nuovi non danno tutti questi problemi, quelli vecchi sì. Eppure io mi limito a constatare quello che capita. Conosco persone a cui gli antistaminici danno effetti euforici, persone a cui fanno venire un sonno tremendo e una spossatezza incredibile. A mio cugino medico danno “manie compulsive” (io manco so cosa siano, ma se lo dice lui che è medico…)

A maggio ho fatto tutta una serie di analisi, ed è venuto fuori che la mia tiroide ha qualche problema. O meglio, sta benissimo, ma non funziona. Non c’è alcun motivo fisico per cui non possa funzionare alla perfezione, quindi resta il motivo psicologico e lo stress. I medici dicono che è psicosomatico, io ho notato che sto male sempre e solo quando prendo gli antistaminici, ma pare che questa ipotesi sia scartata a priori.

A metà ottobre devo fare altre analisi, per vedere come evolve la situazione, mi han detto che il fatto che prenda o meno gli antistaminici è ininfluente ai fini degli esami che devo fare, quindi posso prenderli tranquillamente. Io invece voglio provare ad andarci “pulita” per vedere se le analisi sono diverse da quelle di maggio.

Nel frattempo si aspetta e si tira avanti, i capelli crescono lentamente, i lividi compaiono per un nonnulla e ci mettono una vita a sparire, la pelle è secchissima e sensibile, sono ingrassata tanto nel giro di poco tempo (il massimo è stato prendere 3 kg in 2 giorni mangiando verdura lessa), ho una ritenzione idrica mostruosa, e come se non bastasse faccio fatica a concentrarmi e lo studio ne risente: quei 5 esami che mi mancano per finire l’università sembrano uno scoglio insormontabile.

Mah, pensieri strambi oggi, sarà che è davvero arrivato l’autunno.

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La scalinata

E’ così che ci si sente, a volte: nella nebbia difronte ad un’immensa scalinata di cui non riesci nemmeno ad intuire la fine. Sei a terra e sai che devi salire, ma non sai dove la scala ti porterà e non sai quanto durerà la salita.
Sai solo che sarà faticoso; non ti sei ancora avventurato a fare il primo passo che già ti chiedi se ce la farai, se ti fermerai a metà, se ti perderai.

Ad avere delle mollichelle di pane, sarebbe sensato lasciarsene cadere dietro qualcuna, giusto per essere sicuri del proprio percorso. Ma io non ho mollichelle da lasciarmi dietro, e così ho deciso di scrivere qualcosa, in modo da avere qualche approssimativo punto di riferimento.

Ora il cuore batte forte, si fa un bel respiro e si sale sul primo gradino, coraggio!

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