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Irene

Le città invisibili di Calvino mi è tornato utile qualche tempo fa quando giocherellavo ad un giochino sul cellulare. Dovevo creare diverse cittadelle  e dare loro dei nomi, la prima è stata ovviamente Sofronia, per le altre le cose si sono fatte un po’ più complicate… Ma avevo davvero tantissime altre opzioni tra cui scegliere.

Scorrendo l’elenco dei nomi possibili, mi sono resa conto di una cosa che non avevo ancora notato, una delle città, aveva il mio stesso nome, e rientrava proprio nel gruppo “le città e il nome”. Che cosa curiosa, doveva essere una scelta forzata!

Ecco quindi, Irene:

“Irene è la città che si vede a sporgersi dal ciglio dell’altipiano nell’ora che le luci s’accendono e per l’aria limpida si distingue laggiú in fondo la rosa dell’abitato: dov’è piú densa di finestre, dove si dirada in viottoli appena illuminati, dove ammassa ombre di giardini, dove innalza torri con i fuochi dei segnali; e se la sera è brumosa uno sfumato chiarore si gonfia come una spugna lattigginosa al piede dei calanchi. I viaggiatori dell’altipiano, i pastori che transumano gli armenti, gli uccellatori che sorvegliano le reti, gli eremiti che colgono radicchi, tutti guardano in basso e parlano di Irene. Il vento porta a volte una musica di grancasse e trombe, lo scoppiettio dei mortaretti nella luminaria d’una festa; a volte lo sgranare della mitraglia, l’esplosione d’una polveriera nel cielo giallo degli incendi appiccati dalla guerra civile. Quelli che guardano di lassù fanno congetture su quanto sta accadendo nella città, si domandano se sarebbe bello o brutto trovarsi a Irene quella sera. Non che abbiano intenzione d’andarci – e comunque le strade che calano a valle sono cattive – ma Irene calamita sguardi e pensieri di chi sta là in alto. A questo punto Kublai Kan s’aspetta che Marco parli d’Irene com’è vista da dentro. E Marco non può farlo: quale sia la città che quelli dell’altipiano chiamano Irene non è riuscito a saperlo; d’altronde poco importa: a vederla standoci in mezzo sarebbe un’altra città; Irene è un nome di città da lontano, e se ci si avvicina cambia. La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso; forse di Irene ho già parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene.”

Le città invisibili

Le città invisibili è un romanzo di Italo Calvino del 1972.
Nel romanzo Marco Polo descrive al sovrano Kublai Khan le città che ha visto nei suoi viaggi o quelle di cui ha solo sentito parlare. Non sto a dilungarmi troppo nella descrizione, non ne sono capace e non è lo scopo di questo post, volevo fare una semplice introduzione per poter ogni tanto citare una delle città narrate da Marco Polo.

Tutte le città hanno nomi di donna, e sono riconducibili ad una categoria: la memoria, i segni, il desiderio, gli scambi e le città sottili.

La mia città preferita in assoluto è Sofronia, una delle città sottili, a lei è intitolata la mia rete wifi (che onore, eh?) e suo è il nome di ogni città io abbia mai dovuto fondare in qualche gioco o simulazione. Per me Sofronia è l’archetipo della città.

Ecco dunque, Sofronia:

“La città di Sofronia si compone di due mezze città. In una c’è il grande ottovolante dalle ripide gobbe, la giostra con raggera di catene, la ruota delle gabbie girevoli, il pozzo della morte coi motociclisti a testa in giù, la cupola del circo col grappolo dei trapezi che pende in mezzo. L’altra mezza città è di pietra e marmo e cemento, con la banca, gli opifici, i palazzi, il mattatoio, la scuola e tutto il resto. Una delle mezze città è fissa, l’altra è provvisoria e quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano e la portano via, per trapiantarla nei terreni vaghi d’un’altra mezza città.

Così ogni anno arriva il giorno in cui i manovali staccano i frontoni di marmo, calano i muri di pietra, i piloni di cemento, smontano il ministero, il monumento, i doks, la raffineria di petrolio, l’ospedale, li caricano sui rimorchi, per seguire di piazza in piazza l’itinerario d’ogni anno. Qui resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido sospeso dalla navicella dell’ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci.”

Emicrania

L’emicrania non è un semplice mal di testa. Chi non ne soffre non può capire di cosa si tratta e di quanto sia doloroso e provante sopportare un attacco di emicrania.

Quando mi dicono “Ah, io per il mal di testa non prendo niente, aspetto che passi!” so già che la persona che ho di fronte non sa nemmeno lontanamente di cosa io stia passando. Anche io per il normale mal di testa di solito non prendo niente… temprata dai dolori dell’emicrania, che vuoi che sia una cefalea da raffreddore? Che vuoi che sia un cerchio alla testa?

E’ quel chiodo che ti piantano a martellate in una tempia e in un occhio, che proprio non riesci a sopportare! E la luce, una lampadina può accecarti e se chiudi gli occhi l’immagine che ne resta impressa sulla retina continua a bruciare… mentre i suoni, dio mio quanto può far male un suono? Se ti accartocciano una carta accanto è come se stessero accartocciando il tuo stesso stomaco. La nausea diventa insopportabile, e gli odori… gli odori sono così intensi e terribili! A volte sono a letto e sento odori come l’inchiostro delle penne lasciate aperte sul comodino e mi tormentano come se ci fossero secchi di inchiostro in giro per la stanza.

A mezz’ora dall’inizio delle fitte dolorose non sono più in grado di stare in piedi, ho le vertigini, devo stare distesa in un luogo buio e silenzioso. Probabilmente avrò già vomitato più di una volta. Se sono digiuna non c’è problema, prima tiro fuori i succhi gastrici e quando sono finiti inizio con la bile (le mie valvole non chiudono molto bene).

Ovviamente il dolore resta lancinante e quindi bisogna ricorrere per forza ai farmaci. Inutile aspettare, li si butta giù all’inizio del dolore, ma siccome ci mettono un po’ a fare effetto, un viaggio nel fantastico mondo descritto sopra mi tocca farlo, anche se per fortuna, è breve.

Non c’è esattamente un periodo della mia vita in cui ricordo di non aver avuto l’emicrania. Io ricordo che ero piccola e correvo in casa e dicevo “mamma novalgina” mia madre mi metteva una dose di novalgina da cavallo su una zolletta di zucchero e io mi stendevo e aspettavo che la crisi passasse, mezza testa sembrava esplodere mentre l’altra metà stava benissimo.

Intorno ai 17 anni ho il mio primo incontro con l’aura. Perché l’emicrania non è solo mal di testa. E’ una condizione patologica e ha un rituale tutto suo, tutta una serie di sintomi e manifestazioni che precedono il dolore e che possono variare negli anni e da attacco ad attacco.

L’aura è una cosa strana.
Nel mio caso, sostanzialmente perdo completamente la visuale dell’occhio sinistro. Si spegne. La prima volta mi spaventai MOLTO. Poi andai dall’oculista, ma arrivata lì lui non trovò niente di anomalo, e nessuno fece la connessione con l’emicrania. C’è anche da dire che all’epoca il mio medico di famiglia non brillava proprio di luce propria ed è grazie al mio attuale dottore se ho riolto tanti dei problemi che avevo… ma non divaghiamo più del dovuto.

Altri tipi di aura che ho avuto sono stati i colori vividi, mooolto vividi, soprattutto il giallo. E’ difficile da spiegare, ma quando ho l’aura, il giallo è davvero giallo. Cos giallo che anche gli altri colori diventano un po’ gialli… (no, non mi drogo, fa tutto il mio cervello da solo q: )

Di solito dopo l’aura mi viene una gran bella emicrania, e la Novalgina non funzionava più, così ero passata all’Aulin. Tutti gli altri FANS erano acqua fresca, il nimesulide era l’unico principio attivo che funzionava. Ma le mie emicranie sono diventate sempre più forti e frequenti e nel dicembre del 2011 ho avuto un attacco molto forte preceduto da un’aura preoccupante. Non solo non riuscivo più a vedere dall’occhio sinistro, ma non ero nemmeno in grado di muovere il braccio sinistro e avevo completamente perso la sensibilità a tutto l’arto, mano compresa, prendo l’aulin e non fa effetto, vomito,  aspetto un po’ prendo del caffè, vomito di nuovo, aspetto, prendo un altro aulin… sto leggermente meglio, riesco a sopportare il dolore. La crisi dura una trentina di ore, alla fine sono distrutta.

Visita dal neurologo, prenoto una risonanza magnetica, mi consigliano di provare con il Cafergot, ergotamina più caffeina, credo che sia un vasocostrittore, non ho approfondito molto perché alla crisi successiva si rivela inutile… e se la crisi di dicembre mi aveva spaventato e distrutto, era niente in confronto a quella di gennaio. Stesso problema, vista che sparisce dall’occhio sinistro, stavolta il braccio non ha problemi di contro inizio a non riuscire ad articolare una parola di senso compiuto. Di più, non riesco a pensare ai nomi delle parole nella mia testa. Ma invece di preoccuparmi o altro inizio a ridere come una scema, non riesco a trattenermi. Atri sintomi classici, disfasia ed euforia. Segue il più grande dolore di cui io abbia memoria. Se stavo sdraiata e ferma il dolore peggiorava, quindi ho passato la notte rannicchiata sul letto in un angolo a dondolarmi, aspettando che passasse, aspettando che finisse la notte che potessi andare dal mio medico a supplicare un aiuto.

Non so come arrivo alla mattina, chiedo a mia madre di accompagnarmi in ambulatorio, perché di guidare proprio non se ne parlava, entro e racconto. La risonanza magnetica è fissata per la settimana successiva, bisogna aspettare. Il dottore è preoccupato, non mi dice niente, ma lo capisco da come mi guarda, il Cafergot non è servito a niente, i fans non hanno fatto nulla. Mi prescrive un farmaco e mi dice, “prova questo e fammi sapere subito”.
Vado alla farmacia più vicina, prendo senza nemmeno leggere, avrei buttato giù anche un sasso se mi avessero detto che mi avrebbe fatto passare il dolore. Dopo 20 minuti inizio a stare meglio, dopo mezz’ora il dolore è passato quasi del tutto.

Visto che ci sono ripasso dal medico, è visibilmente sollevato. Mi dice che il farmaco ha fatto la diagnosi. Il sumatriptan (perché di quello si tratta) funziona solo per l’emicrania. Mi dice che se il dolore ricompare lo posso riprendere anche a stomaco vuoto, è un vasocostrittore.

Ho fatto la RM e non c’è niente di strano. Adesso sono in cura presso il centro cefalee e sto facendo una terapia di prevenzione per l’emicrania con il topiramato. Va benone, mi da qualche effetto collaterale (principalmente formicolii a mani e piedi e qualche altra cosetta sopportabilissima) e le crisi di emicrania si sono ridotte tantissimo. Al bisogno continuo a prendere il sumatriptan. Non prendo quasi più FANS con buona pace del mio povero stomaco q:

Ma l’emicrania c’è sempre e ci sono sempre i suoi segni premonitori e i suoi sintomi associati. Tra i segni premonitori ce ne sono di bizzarri, anche se non ho più avuto auree da quando prendo il topiramato. Ad esempio a volte mi prende un sonno mostruoso, e inizio a sbadigliare. Non riesco a trattenermi ed il sonno è improvviso. Cado addormentata dove sono e dormo per 3-4 ore. Quando mi sveglio sono molto confusa e ho una voglia matta di dolci. Se non riesco ad averne mi irrito molto. Dopo un tempo variabile inizia il dolore alla testa. A volte mi sveglio già col mal di testa altre volte passano un paio d’ore prima che inizi a sentire le fitte, ma non si scappa.

E dopo ogni attacco, anche se prendo i farmaci e sto a letto mi sento comunque molto debole e stanca. Avere un’emicrania nel pomeriggio mi fa passare la voglia di uscire la sera, perché resto comunque frastornata e sono facilmente irritabile.

Quando penso che sono riuscita a finire gli esami,  fare tirocinio, scrivere la tesi e fare tutti i giri in segreteria con questa spada di Damocle che pendeva letteralmente su metà della mia testa mi meraviglio, considerando anche che l’allergia dava il suo contributo.

Sono consapevole che al mondo ci sono persone che sono riuscite a fare cose ben più grandi delle mie in condizioni ben peggiori, ma che vi devo dire, io sento che nel mio piccolo ho compiuto la mia impresa personale e un po’ ne sono orgogliosa ^^’

Manco a dirlo…

Uno si distrae un attimo e che succede?
Bof, solite cose, un piccolo incendio domestico (stiamo tutti bene, bipedi e quadrupedi) con tutte le seccature che ne seguono tra cui un cane intossicato perché proprio non riusciva a non andare a frugare in mezzo alla roba semi carbonizzata (mentre io litigavo con la scietà per lo smaltimento dei rifiuti che voleva farcela tenere in giardino per altre tre settimane), un inutile esame di ammissione ad un corso della provincia (che merita un piccolo post a parte), la grottesca e tragicomica dipartita di un omonimo di mio nonno che ha causato una serie di imbarazzanti malintesi con parenti e amici…

Nel mezzo una congiuntivite acuta, un mezzo esaurimento nervoso con tanto di perdita di capelli e appetito… Solite cose insomma, normale routine q:

Poi non ci si meravigli se non ho tempo di scrivere sul blog qqqqqq:

Piccolo aggiornamento

Per mettersi in pari degli anni trascorsi, qualche notizia sparsa.
Alla fine ce l’ho fatta, sono disoccupata! Destino comune a tanti di questi tempi, quindi me ne sto facendo abbastanza una ragione. Vivo ancora in casa coi miei, faccio lavoretti saltuari, cerco lavoro (che ti impegna come un lavoro) e nel frattempo valuto l’opzione di mettermi in proprio con una piccola attività tutta mia che ovviamente non c’entra niente con la roba per cui ho studiato tanto.

Ah, per chi fosse interessato, ho raggiunto la disoccupazione a Marzo con un fantastico 104/110 e oggi mi è arrivato a casa un tubo di Pringles dell’Università di Pisa che invece delle patatine conteneva solo un deludente foglio di carta ):

Purtroppo non ho più 4 gatti, Ribes ci ha lasciati un anno fa e lo ha fatto come ha vissuto: da stronzo -_-
S’è preso FIV e FeLV e se ne è andato nel giro di poche settimane, dopo 8 anni di vita con noi. Inutile dire che mi manca ancora come l’aria e che quando la sera apro la porta per fare entrare i gatti aspetto ancora che entri anche lui… Ma che ci possiamo fare? Ha sempre fatto a botte con qualsiasi cosa (compresa la sua ombra… e no non sto scherzando) la cosa che ci meraviglia è che sia arrivato a 8 anni.

Il mio pellegrinaggio per i lidi Savonesi continua ininterrotto, sono sempre vittima di Trenitalia che mi tiranneggia, ma dopo 10 anni mi sono abituata (quasi) a tutto.

Sul fronte salute ho fatto passi da gigante. Ho appurato che effettivamente gli antistaminici erano un po’ pericolosi per me e che non era proprio il caso li prendessi visto che mi portavano un’aritmia cardiaca che poteva essere fatale (lo dicevo io che c’era qualcosa di veramente anomalo) per fortuna ho trovato un buon cardiologo, quindi, consiglio a tutti quelli che negli anni sono passati di qui a leggere, se avete effetti collaterali pesanti fate dei controlli! Non curatevi da soli e non affidatevi alla rete, cercate degli specialisti e raccontate i vostri problemi, alla fine la situazione si risolve!

A quel punto ho anche cambiato allergologo, e ho avuto la fortuna di imbattermi di nuovo in un’ottima dottoressa che ha trovato una terapia sostitutiva che sta funzionando davvero bene, quindi riesco a cavarmela senza antistaminici. Inoltre le inalazione alle terme (sono mutuabili) hanno aiutato tantissimo. Ho inoltre fatto i patch test ed ho scoperto di essere allergica anche al Thiomersal (un conservante presente nel liquido per le lenti a contatto, nei disinfettanti, nei colluttori e nelle soluzioni iniettabili) e al cobalto (presente nelle leghe metalliche, nell’inchiostro per tatuaggi, come pigmento per colorare stoffe, ceramiche, vetro etc etc, ma anche nel cemento e nella vitamina B12) anche queste nuove conoscenze mi hanno aiutato molto, perché soprattutto nel caso del cobalto mi hanno permesso di evitare tutti i prodotti arricchiti di vitamina B12 che io credevo innocui e che invece mi facevano stare molto male.

Anche l’emicrania, che era peggiorata tantissimo probabilmente per lo stress legato alla consegna della tesi e all’invecchiamento, sta migliorando grazie ad una terapia a base di una farmaco dal nome ironico, il Topamax, che mi permette di controllare gli ormai sporadici attacchi che mi colgono.
Il farmaco ha anche altri effetti particolari a cui vorrei dedicare qualche chiacchiera approfondita in seguito, se mai ci sarà un seguito q:

Va beh, per aver ripreso a scrivere qualcosa al volo mi pare di aver detto molto.
Adesso vorrei essere lì per vedere stupore e meraviglia sulla faccia di quelle 2 persone che forse mi tengono ancora nei feed q:

Ma tu pensa…

… questo posto è ancora qui!
E allora vediamo di riscriverci qualcosa quando capita q:

Si accettano scommesse su quanto durerà (;

Lo sapete (quei due o tre che sporadicamente passano di qui a leggere) che quando si parla di OGM mi infervoro. Perché per me è ormai diventata una lotta contro i mulini a vento e mi trovo ad essere spesso l’unica ad avere un minimo di cognizione di causa sull’argomento in mezzo a gente che si fa strada a son di urli e di sentito dire.

Non è certo vanteria, ci mancherebbe!
Semplicemente è l’argomento che mi sono scelta come corso di studio e sinceramente è una cosa che mi interessa. E spesso le conversazioni manco me le vado a cercare… mi è successo in treno di parlare col mio ragazzo della disinformazione mediatica sull’argomento mentre preparavo l’esame di etica della biocoltura e mi sono trovata coinvolta in una discussione con un giornalistuncolo che sostenva il suo diritto di dire le cose secondo il suo punto di vista.
Ora, se sei al bar in bragoni ed infradito puoi anche dire il tuo punto di vista senza che nessuno possa dirti più di tanto. Se scrivi un articolo sarebbe carino tu riportassi la verità dei fatti e magari aggiungessi di seguito una tua personalissima valutazione sull’accaduto. Stravolgere la realtà per fare sensazionalismo non è fare giornalismo.

Ma sto già divagando.

Oggi ho letto questo interessantissimo articolo di Dario Bressanini sul caso di Percy Schmeiser

Questo “signore” si spaccia per un povero contadino canadese contro cui la Monsanto si è accanita perché il suo campo è stato accidentalmente contaminato da piante di colza transgeniche sotto brevetto Monsanto. Così diventa il paladino della lotta alle multinazionali degli OGM che prima ti infestano il campo e poi ti chiedono i danni mandandoti in rovina. Lo invita Slow Food, lo inneggiano quelli di COOP, e terrore, lo fanno intervenire in un convegno in università.

Ma la verità sul caso Schmeiser é ben diversa, come ci fa presente Bressanini citando le sentenze della corte canadese:
“Mr. Schmeiser si è lamentato che le piante, originariamente, sono arrivate sul suo campo senza il suo intervento. Tuttavia egli non ha spiegato per nulla perché ha spruzzato il Roundup per isolare le piante Roundup Ready trovate sul suo campo, perché ha coltivato e raccolto le piante, salvato e isolato i semi, perché li ha piantati successivamente e come ha fatto a finire con 1030 acri di colza Roundup Ready, che gli sarebbero altrimenti costati $15000”

E ancora:

“Nel 1998 Mr. Schmeiser ha seminato piante di canola resistente al glifosate, salvate dal raccolto del 1997, che sapeva o avrebbe dovuto sapere erano resistenti al Roundup, e quei semi erano la principale sorgente di semi per la semina successiva di tutti i 9 campi di colza del 1998. E’ stata la coltivazione, il raccolto e la vendita di quella colza, in quelle circostanze, che ha reso Mr. Schmeiser passibile di una azione legale.”

Quindi, la povera vittima era in realtà il classico furbetto che c’ha provato, è stato giudicato colpevole ed è diventato l’idolo delle folle arricchendosi con una verità distorta…

Chissà perchè non mi meraviglio che abbia successo proprio in Italia -_-