Stamattina ho provato nuovamente l’esame di botanica. La musica era la solita, sembrava ci trovasse piacere nel cercare le cose che non sapevo. Mah.
Lui adora anche domande del tipo “quanti tipi di legno conosci?” che sarebbero semplici se la risposta fosse “2″ o “3″
Invece di solito la risposta comporta un elenco, e non so voi, ma a me manca sempre uno dei sette nani quando faccio gli elenchi -_-
Così mi sono persa gli antofilli, maledetti loro. O meglio, ricordavo le foglie modificate come elementi fiorali sterili, ma non era sufficiente. E sappiate che nel corpo del Golgi le proteine vengono addizionate di radicali liberi. Come faccio a non saperlo? Sarà che i radicali liberi noi non li facciamo nemeno a chimica organica e si citano di sfuggita solo in biochimica (e collateralmente in biotecnologie fitopatologiche), sicuramente sono stati spiegati in botanica -_-
Va beh. Mi ha proposto un venti, dopo avermi fatto notare che a lui i fuori corso lo indispongono. Chissà perché, ma io me ne ero accorta anche senza bisogno che me lo dicesse.
Ho accettato senza nemmeno pensarci sopra, ma resta comunque l’amaro in bocca. L’amaro per aver passato un’estate a stdiare come una disperata, l’amaro per essermi rovinata più di un weekend sempre per lo studio. Lo stress accumulato per andare a Pisa, la fatica per reperire il materiale… mah.
Ah, all’ultima domanda che mi ha fatto non ho risposto, ma avrei tanto voluto.
La domanda era:
“ma come fate ad arrivare a dare biochimica, genetica e tutto il resto senza aver dato l’esame di botanica?”
La risposta, che salta all’occhio di chiunque, è questa:
“Forse perché non serve a niente?”
Mamma mia, come ti capisco. Anche solo vivendo la vicenda di riflesso, tramite i tuoi racconti, avrei voluto dargliela io stessa quella risposta. Che uomo di sterco.
Tranquilla, dev’essere una prerogativa dei docenti di botanica.
Io ricordo di aver avuto un voto più alto, ma di non avere ancora capito che cosa il mio professore volesse sapere sul fiore (gli avevo detto tutto quello che sapevo).
Più traumatico è stato per me l’esame di Ecologia Vegetale, un corso pareggiato, complementarissimo (non ringrazio affatto il collega che mi ha consigliato di metterlo nel piano di studi), in cui una parte, tutta in francese, era dedicata ai foraggi, al pascolo delle vacche, all’avvicendamento delle semine (non lo consiglierei neppure al mio peggior nemico!). In quel caso il prof. fu molto più duro e sembrò farmi l’elemosina nel darmi un voto che mi abbassò la media (era il penultimo esame).
Dev’essere stata una cosa davvero traumatica se a distanza di tanti anni la ricordo ancora. Ma sono felice di essere ancora viva e… di non aver mai più incontrato nella mia vita la “Festuca alta”, un’erba che per me potrebbe anche non esistere.
Intanto ti faccio i miei complimenti per aver superatol’esame.
Credimi, con certi tipi si rischia di dover ritornare tante volte; probabilmente sei stata anche fortunata a non essere costretta a rivedere la faccia di quel prof!
Ad maiora
Rosamaria
Imizael: “che uomo di sterco” mi piace come espressione, credo che la farò mia!
Per fortuna è andata, il voto mi abbassa la media, ma me ne farò una ragione, c’ho perso fin troppo tempo.
romaguido: per me non esiste il piano di studi, le scelte sono tutte obbligate, quindi non c’era nessun modo per schivare l’esame o il docente. L’ironia della sorte vuole che io sia allergica a parecchie piante di cui ho dovuto studiare nel dettaglio… resta da capire se mi facciano più male dal vivo o scritte sui libri…
A parte tutto, credo che nella vita di tutti sia capitato di beccare il professore stronzo, il capo stronzo, il collega stronzo. Vediamola così, sono esperienze che fortificano…
Non è solo perché non serve… Gli esami che non servono ogni tanto si passano facilmente.
Il punto sono gli esami resi innaturalmente difficili da docenti con la voglia di far perdere tempo al prossimo.
Un esame come quello che hai raccontato cosa vuole verificare? La tua capacità di mandare nomi a memoria o ricordare elenchi senza perdere elementi? La capacità del professore di dimostrare che ne sa più dello studente?
Sono cose che fanno arrabbiare, c’è poco da fare.
Sì, sono d’accordo. Più che altro, io non discuto la scelta del programma, quello spetta a lui, nozioni utili o inutili che siano. Ma c’è un livello di approfondimento a cui non si può fisicamente arrivare a meno di fare un corso monotematico. Faccio un esempio. C’è un esame di storia. L’esame verte sulla storia dell’Euoropa dall’orgine ad oggi.
E’ MOLTO vasto. Si presuppone che per quanto possa essere preciso, non si possa andare molto oltre ad un livello di conoscenza di massima sugli argomenti fondamentali.
Ora immaginate che il professore inizi l’interrogazione chiedendovi la storia della rivoluzione francese. Voi che fareste? Iniziereste a tracciare un profilo dei motivi che hanno portato allo scoppio della rivoluzione, ma no, vieni fermato e ti si chiede proprio la rivoluzione. Allora inizi a raccontare dell’insurrezione popolare, e vieni fermato, ti chiedono di elencare tutti i nomi dei capi della rivoluzione. Lo fai, ti dimentichi qualcuno, ti cofondi per la quantità di nomi che devi elencare. Poi si sceglie dall’elenco uno di quelli di cui non ti ricordavi bene il nome, e si conduce tutto il resto dell’interrogazione sulla vita di questo tizio. Dove e quando è nato, chi erano i genitori, che lavoro facevano…
E ovvio che prima o poi si incappi in qualche informazione che non sai.
E ti dicono che sei uno scemo che non sa nulla. All’argomento successivo, di nuovo. Si scava fino ad arrivare ad una cosa che non puoi proprio sapere.
A volte la ricerca del dettaglio è essenziale, ma non in un esame con un programma vastissimo, che dovrebbe essere una “intrduzione” alla materia.